E finalmente, dopo un’attesa durata anni: bambine troppo piccole, viaggio troppo lungo, periodo non ideale, mio marito ha piegato il capo: quest’anno la vacanza sarà in Costa Amalfitana. Nella mia mente si avvicendano splendide immagini di paesi incastonati lungo i promontori, città ricche di storia e di fascino, luoghi di charme che ricordano set cinematografici.
Pur avendo effettivamente visto cose bellissime, questa vacanza è nel nostro ricordo per tutt’altro. La prima avvisaglia nefasta è già in arrivo a pochi giorni dalla partenza: l’hotel, accuratamente scelto, si scusa ma, per un guasto idraulico purtroppo non ci potrà ospitare nella struttura. Ci propone un villaggio sul mare gestito da amici. È dotato di piscina, ristorante e comodi bungalow. Ora, posso dire – no grazie – a tanta fortuna? e soprattutto posso infrangere in un attimo i sogni e le attese di anni ? Allontano da me l’insano dubbio, accetto il cambio e pure ringrazio per la cortesia!
Quindi pronti, partenza, VIA!
Arriviamo sul posto nel tardo pomeriggio con le aspettative al massimo. L’ingresso nel villaggio è degno di nota: viali fioriti, alberi profumati e vista sul mare a perdita d’occhio. Guardo mio marito con lo sguardo altezzoso di chi sapeva che tutto sarebbe stato bellissimo: non è la sua meta ideale, per lui le vacanze devono avere le tre R: Rilassanti, Rinfrescanti e Riposanti: la MONTAGNA. Ci accompagnano al nostro bungalow e qui le labbra cominciano a piegarsi un po’ all’ingiù: una fila di minuscole casette in lamiera! Nella mia mente le baracche dei braccianti agricoli ai tempi della bonifica dell’Agro Pontino, di cui avevo appena letto, dovevano essere così! Cerco di trovare punti di forza: sono in mezzo al verde, tutte risultano occupate, le persone sembrano felici, sorridenti e pure un filino chiassose. La terza R per mio marito è vitale e un po’ mi preoccupo. Entriamo, il caldo è opprimente. A questo punto mi sono giocata anche la seconda R, le labbra sono definitivamente piegate verso il basso e non trovo niente di positivo a cui aggrapparmi per risollevarle. Decido che staremo fuori il più possibile, a partire da subito: la cena si farà all’aperto! Apparecchiamo per bene, ci sediamo e dopo poco si accendono i lampioni che, certo fanno tanto atmosfera, ma richiamano insetti di ogni tipo. Comincia un’impari lotta con le zanzare le quali, in formazioni compatte, scelgono la preda su cui posarsi voraci. Mulinando le mani a destra e sinistra terminiamo il pasto avvolti nei teli da mare che da quella sera in poi non lasceremo più: diventeranno, nel villaggio, i nostri coprispalle, le nostre stole da sera, i nostri preziosi alleati sotto cui cercare riparo dagli insidiosi insetti fischianti.
La notte scende su di noi e, cullati dal ronzio delle zanzare, passiamo insonni le ore che ci separano dal giorno. Il Mattino dopo il mio ego subisce una sconfitta dietro l’altra: la piscina è vuota (guasto idraulico?) e il mare si raggiunge a piedi solo percorrendo un sentiero sassoso e impervio in mezzo al bosco. Io apro la fila dei reduci insonni che, con ciabatte da mare ai piedi, borse, materassini, e salviettoni sotto il braccio, avanzano silenziosi. Gli occhi gonfi di sonno e i piedi martoriati dal terreno accidentato, finalmente arriviamo alla spiaggia, naturalmente non prima che io cada inciampando in una radice. Lo sfregio che mi procuro resterà sulla gamba per tutto il periodo della vacanza.
Il giorno dopo sfodero l’asso nella manica: la gita a Pompei! La sua bellezza ci ridarà energia ed entusiasmo. Il famoso sito archeologico ci vede camminare a Mezzogiorno, con il sole allo zenit, tra i resti della città. Mentre cerco di trovare sulla cartina la Casa del Fauno guido con sicurezza le mie figlie dentro il Lupanare dove restano perplesse a guardare i disegni, non propriamente casti, alle pareti. Uscite, ci accorgiamo che l’unico maschio della comitiva è scomparso. Quando scorgiamo un uomo in canottiera e camicia sulla testa a mo’ di kefiah stentiamo a credere sia la stessa persona che conosciamo noi: è in cerca di una fontanella. Le ragazze lo guardano con occhi increduli quasi come i disegni del Lupanare. Io capisco dai suoi occhi dardeggianti e il mutismo persistente che i giorni a venire saranno per me sempre più difficili. Lasciamo Pompei e una sola parola attraversa la mia mente: resistere, resistere, resistere! Da perfetta combattente come ormai mi sento, abbandono ogni velleità di eleganza. Ogni qualvolta è il giorno dedicato al mare, scendo in spiaggia (sempre dal bosco) vestita con l’abito comodo che a casa uso solo per sfaccendare in cucina.
La vacanza giunge al termine tra escursioni culturali e paesaggistiche, serate al ristorante, giochi a carte davanti al bungalow – sempre avvolti nei salviettoni – e pisolini schiacciati nell’abitacolo dell’auto, più confortevole del nostro alloggio. Il giorno della partenza viene festeggiato con battiti di mani, grida di gioia e cori da stadio: l’amicizia con i vicini ha lasciato tracce.
Io, in un dignitoso silenzio, prendo posto nell’auto, chiudo gli occhi e finalmente mi rilasso pregustando il momento in cui aprirò la porta di casa e la ritroverò bella, accogliente, e soprattutto comoda.
Epilogo: alcune vacanze hanno come obiettivo aspettare il giorno del ritorno a casa
impossibile che non sia stata una vacanza divertente… io ho riso un sacco solo leggendo la storia
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In fin dei conti anche per te vigono le tre R: resistere, resistere resistere!
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Ahahahahahahahaa muoio zia 🥰🥰😂😂
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Bisognerebbe organizzare un altro viaggio di famiglia per scoprire le vere bellezza della Costiera Amalfitana. Prenoto io l’alloggio però !!🥰
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