
La copiosa nevicata che questo inverno ci ha regalato, ha fatto riaffiorare in me un episodio celato da anni nella mente: la mia cartiera da sciatrice. Fu nel periodo in cui la ditta presso cui lavoravo, diede inizio alla stagione delle gare di sci aperte a tutti i dipendenti di ogni ordine e grado. In una di queste occasioni venni chiamata al ruolo di valletta per la premiazione dei vincitori e, sull’onda dell’entusiamo, pensai che da valletta a sciatrice il passo potesse essere breve. Così, quando l’azienda organizzò un corso di sci il sabato pomeriggio, malauguratamente mi iscrissi. A mia discolpa posso dire che, negli anni giovanili, ancora mi illudevo di poter trovare uno sport adatto a me; solo più avanti mi sarei rassegnata all’evidenza: io e lo sport camminiamo su due binari paralleli. Ma a quell’epoca, ancora ignara, mi avviai allegra alla prima lezione di sci. Dopo un breve viaggio in pullman giunsi alla meta. Appena arrivata, mi alzai, scesi dal primo gradino e un soffio di aria gelida mi aggredì. L’entusiasmo cominciò a scemare. Intuii in quel preciso istante che iscrivermi al corso di sci era stato un grosso sbaglio. Ogni sabato mattina pregavo che la pioggia cadesse copiosa, che la nebbia avvolgesse le montagne, che il vento soffiasse impetuoso e quando, quasi sempre, tutto ciò non si verificava uscivo di casa rassegnata con gli sci in spalla, andando incontro al mio destino come Maria Antonietta, secoli prima, andava incontro al suo. Finalmente il corso giunse al termine e il mio simpatico maestro riuscì a ottenere da me alcuni discreti risultati per cui entrambi ci ritenemmo soddisfatti. Ma, a fine corso si palesò la temibile GARA!!! Quell’anno frequentavo la scuola serale di ragioneria e il sabato pomeriggio si faceva regolarmente lezione così che compagni e professori erano stati debitamente avvertiti del mio impegno. Ogni lunedì si informavano dei progressi ed io relazionavo con gustosi racconti i miei pomeriggi sugli sci. Sulla gara preferii glissare. Venne dunque quel giorno e arrivai a fine percorso senza grossi danni. A pochi passi dall’arrivo percepii degli strani movimenti: figure umane ai lati della pista alzavano braccia, urlavano incitazioni, salutavano felici. Un attimo di smarrimento e mi ritrovai a terra! E lì restai: a guardare i miei compagni di classe! La mia carriera sciistica continuò tra alti e bassi. Memorabile fu il giorno in cui io e una mia amica giungemmo a Bormio. Dopo una bella mattinata passata sulle piste, stabilimmo di fermarci per il pranzo in un accogliente locale della zona. Ci attardammo un po’ in chiacchiere, arte in cui siamo entrambe particolarmente dotate. Parlammo della buona riuscita della giornata e della sorpresa di trovare sul posto alcuni amici del paese, provetti sciatori. Quando finalmente decidemmo di fare un’ultima discesa, ci accorgemmo che una leggera nebbiolina offuscava il paesaggio intorno a noi ma, baldanzose, dichiarammo che non era così impossibile fare l’ultima sciata del giorno. Ci avventurammo quindi su una pista rossa dal nome rassicurante: Bimbi al sole. Gli impianti di risalita erano deserti. Arrivati in cima cominciammo a temere di essere state un po’ avventate: la nebbia limitava la visibilità ed eravamo le uniche in pista. Ci avviammo alla discesa. Pochi metri dopo la partenza il fattaccio: si slaccia un attacco e perdo uno sci! Incredula resto a guardarlo, sinuoso e veloce, scomparire nella coltre bianca. La mia amica ed io ci rivolgiamo uno sguardo terrorizzato e una domanda silenziosa: cosa facciamo ora? Comincio febbrilmente a cercare qua e là ai lati della pista scavando nella neve senza nessun risultato. Angosciata all’idea di percorrere tutta la pista a piedi con la sera che avanza, continuo disperata il tentativo di ricerca e, poco dopo…eccolo! Sento lo sci proprio sotto la mia mano, una punta che sporge dalla neve. Lo infilo al piede e riprendiamo la pista, ma ormai la sicurezza e il coraggio hanno subìto un duro colpo, le gambe fanno fatica a muoversi. Improvvisamente, come nelle favole, appare una figura tra la nebbia: uno dei nostri amici del paese scende lieve e sicuro, ci riconosce, si ferma e da perfetto cavaliere ci accompagna con pazienza a valle.Tornai a casa con un solo desiderio ben radicato in me: appendere gli sci al chiodo! Ora giacciono confinati in solaio dove, impolverati e solitari, restano a imperitura memoria!
Epilogo: se non sei portata per lo sport, stai serena e scrivi un Blog!
#ognitantounracconto
Ahahahahahaha sto male….ma confesso che lo sci non è neppure amico mio!!!
"Mi piace""Mi piace"
I racconti della zia vinny sono proprio simpatici e riescono a rilassarmi parecchio.
È come aprire un vecchio diario e ricordare .
"Mi piace""Mi piace"
Brava Vinny, quale sollievo sapere che mi sei compagna nelle difficoltà sportive, però tu almeno ci hai provato, io ci rinuncio in partenza!
"Mi piace""Mi piace"
Ecco da chi ho preso la prestanza nello sport.
"Mi piace""Mi piace"
Hai centrato il ber
saglio anche staVolta !
Un racconto che invita alla lettura . . .
al prossimo !
"Mi piace""Mi piace"