
Tutto ebbe inizio quel famoso giorno del 1967 in cui Fermo Brusadelli, lo zio della mamma accompagnato dai suoi giovani nipoti, tornò in Italia dopo cinquant’anni trascorsi in Romania. Cominciarono così, grazie a quei nipoti che seppero integrarsi con i giovani del paese, i viaggi Italia/Romania. Partirono in molti da Civate: parenti, amici, giovani e meno giovani. Partirono comitive di colleghi, compagni di briscola, giocatori di bocce. Qualcuno partì single incallito e tornò fidanzato devoto. Fu un periodo, una decina d’anni circa, che creò in paese un clima di apertura, stimolando nei giovani la voglia di viaggiare e di conoscere paesi lontani. Usando un’espressione un po’ ridondante, si potrebbe definire un tempo di grande fermento culturale. Io osservavo tutto ciò da spettatrice privilegiata essendo la nostra casa il punto di incontro: da noi alloggiavano i parenti provenienti dalla Romania e passavano tutti quanti vi andavano o erano di ritorno. Portavano informazioni, raccontavano esperienze vissute, mostravano fotografie di persone e terre sconosciute.
Il primo viaggio Italia/Romania fu nel 1968. Di portata epocale, fu una vera odissea che coinvolse due tipologie di viaggiatori: i giovani e forti stipati in tre auto e quelli di varie età che si affidarono al treno. I primi partirono una sera di inizio agosto seguiti, pochi giorni dopo, dalla comitiva del treno: sette persone tra cui il fratello dello zio Fermo, che era il più anziano, i miei genitori e mia sorella, che con i suoi tredici anni era la più giovane della comitiva.
Fu un viaggio lunghissimo: due giorni in vagoni scomodi pieni di viaggiatori silenziosi e cupi che guardavano curiosi quel gruppo variegato di persone ciarliere e sorridenti: la paura dell’incognito, rendeva tutto più difficile ma non toglieva loro il buon umore. Dopo un giorno di viaggio avvenne però un episodio che lasciò sgomento il gruppo. Entrarono nel vagone alcuni militari. Chiesero i biglietti, il papà li mostrò. Passò un attimo che parve eterno, i soldati ordinarono a gesti di consegnare tutti i passaporti, poi fecero scendere il papà insieme a loro. Dal finestrino del treno, gli sguardi seguirono attoniti la sua figura, esile e silenziosa, sparire nell’ufficio della Polizia Ferroviaria. Nel vagone piombò il gelo. Dopo parecchio tempo il papà riapparve spiegando il misfatto: ad una stazione di cambio erano saliti sul treno sbagliato. Sarebbero comunque arrivati alla meta percorrendo però una tratta non prevista dai loro biglietti. Passarono altre interminabili ore poi, finalmente, Il viaggio si concluse. Scesero dal treno e si misero in un angolo in paziente attesa che arrivassero a prenderli, con le loro auto, gli amici arrivati in Romania qualche giorno prima. Trascorsero molte ore in quella piccola stazione, stanchi, affamati, con il morale a terra. Finchè un signore si avvicinò e offrì loro il suo aiuto. Dopo un attimo di esitazione la mamma mostrò il nome e l’indirizzo della cugina che abitava in città. Lo sconosciuto annuì riconoscendo la zona indicata: ci si poteva arrivare con l’autobus. Muovere tutto il gruppo sarebbe stato molto difficile: senza valuta locale per i biglietti, con valigie, e borse pesanti. Si decise allora che qualcuno avrebbe accompagnato l’uomo per poi tornare coi rinforzi. Fu la mamma a salire su quell’autobus con lo sconosciuto. E il signore gentile portò la mamma a destinazione. Arrivati davanti alla casa, suonò il campanello. Irene uscì. Le due cugine si videro per la prima volta e subito si riconobbero. Quel momento segnò l’inizio di un grande, sconfinato affetto che le legò per sempre.
Epilogo: Che fine avevano fatto gli amici con le loro auto? Li aspettavano nella stazione della città vicina. Ma questa è un’altra storia.
#loziodiromania
ricordi di partenze per la Romania da Civate, un viaggio che feci negli anni ’80… interessante per il periodo storico, ma col timore per i continui controlli, paesaggi, situazioni e incontri di un’umanità… incredibili.
Che storie di vita…
..brava…
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Emozionante questo racconto.
Mi ha dato modo di rivivere delle situazioni che ricordo come eventi molto esclusivi.
La tua capacità espositiva coinvolge a fondo.
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Mille ricordi somo riaffiorare.grazie zia vinny per questa foti ho rivisto il nonno e lo zio.
Tvb giusy
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Evviva la nonna Tina!!! Non conoscevo questa storia! Coraggiosissima davvero
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