La Luminosa, un albergo a forma di nave

Quel giorno, di solito una domenica, non esistevano né mariti né figlie, solo la mamma. Era la nostra giornata “mamma e figlie”. Lei sembrava accettare l’invito senza scomporsi troppo ma si poteva cogliere la sua gioia da alcuni piccoli dettagli: il parrucchiere prenotato qualche giorno prima, la cura nella scelta dell’abito, gli orecchini di perle indossati solo nelle grandi occasioni. La giornata aveva una struttura ormai collaudata negli anni: partenza di buon mattino per il Santuario prescelto, arrivo sul posto per la celebrazione della S. Messa, candela orante per i familiari rimasti a casa. A seguire visita del luogo e pranzo al ristorante; immancabile poi la sosta per il tè del pomeriggio così da prolungare il tempo trascorso insieme.
Un anno decidemmo di alzare l’asticella: non una sola giornata con la mamma ma un viaggio insieme, per farle vivere un’ esperienza nuova. Così, a ottant’otto anni, la invitammo ad una vacanza sul mare. Senza scendere nei dettagli. E partimmo per una crociera nel Mediterraneo. Eravamo per l’occasione in quattro, quattro donne ben assortite ognuna delle quali era pronta a svolgere il suo ruolo: Capitano, Capitano in seconda, Regina Madre e Dama di Compagnia. Compito, quest’ultimo, svolto perfettamente dalla cugina che era con noi. Salpammo dunque un giorno di maggio da Venezia, a bordo della Costa Luminosa.
Arrivato il momento di salire a bordo, la mamma guardò quell’enorme nave e fissandomi impaurita disse di voler tornare a casa. Io la rassicurai rispondendole che si trattava di un albergo a forma di nave. Si lasciò convincere. La crociera ebbe inizio e le giornate sulla nave presero il loro ritmo. Anche la mamma cominciò a gustare la vita di bordo e le sorprese che il viaggio le regalava. A Bari scese con noi. A Corfù preferì restare a bordo con la sua dama di compagnia. A Dubrovnik sbarcammo di nuovo tutte. E l’immagine della mamma che percorre felice il caratteristico “Stradun” della bellissima città croata ci accompagna ancora; la gioia fu la costante dei nostri giorni fin dal risveglio, quando c’erano le emozioni da ricordare e i sogni da condividere. Poi ancora più tardi, quando dal balcone guardavamo l’orizzonte lontano e programmavamo la giornata. Il tempo passò veloce e ben presto arrivò l’ultima sera con la tanto attesa Cena di Gala. Per l’occasione ognuna di noi cercò nel proprio bagaglio il vestito adatto all’evento: dopo vari ripensamenti, cambi di abiti e prestiti di accessori, finalmente facemmo il nostro ingresso nella sala scintillante di luci. A metà della cena, quando la musica iniziò a diffondere i classici brani italiani, l’entusiasmo di nostra cugina divenne incontenibile: in piedi sventolando il tovagliolo a tempo di musica cantava con passione travolgente. Il momento topico fu raggiunto quando un aitante cameriere decise di lasciare a noi il suo vassoio e prendersi in cambio la cugina. Volteggiarono insieme per tutta la sala a tempo di Valzer. Lo spettacolo terminò con un baciamano e lo scoppio di un fragoroso applauso. La notte il sonno tardò ad arrivare tante furono le emozioni da raccontare. Quel viaggio ci ha regalato l’ultima occasione per godere appieno della presenza vitale della mamma. Di respirare, insieme al profumo salmastro del mare, quello dolce delle nostre radici.

Epilogo: 9 maggio festa della mamma

#ognitantounracconto

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