Olivella e Mariarosa

Con l’arrivo del tiepido clima settembrino, già dimentica di infinite camminate su aspre cime e rocciose vette – nell’impari lotta contro la bilancia – vado sfornando dolci pretenziosi. Guidata dallo spirito di Csaba Della Zorza ora, più che a un “fuscello”, ambisco a diventare una “pasticcera di livello”. Così anche oggi, vani i tentativi precedenti, mi appresto ad eseguire un dolce elegante, una torta da esibire sull’alzatina per il tè delle cinque con le amiche. Do quindi vita al mio laboratorio di pasticceria: preparo sul tavolo boule in acciaio, leccarda, fruste elettriche, bilancia; poi  prendo gli ingredienti, li peso diligentemente e li sistemo in ciotoline allineate secondo l’ordine d’uso. E inizio. Lavoro energicamente le uova con lo zucchero…lapilli di crema schizzano ovunque! Vorrei imprecare però, intrisa di dolce virtù, mi limito pazientemente a pulire il muro, il tavolo e persino i capelli.
Aggiungo il burro fuso e la farina setacciata. Con movimenti regolari ed eleganti, amalgamo l’impasto; metto la vaniglia (attenzione, in bacca, non dozzinale vanillina) e i preziosi pistacchi di Bronte ridotti in granella. Quando ogni ingrediente è aggiunto, lentamente lascio cadere nella tortiera la morbida, spumosa, profumata, crema. Non resisto al richiamo di gesti antichi e usuali: con un dito ripulisco la terrina e golosamente assaporo la soffice crema. Pur sentendomi trapassata dal disappunto della mia musa ispiratrice, mi lascio avvolgere da tanta dolcezza e socchiudo gli occhi in un momento di assoluta beatitudine. Poi non mi resta che infornare e attendere il risultato: spero vivamente sia all’altezza dello scempio compiuto in cucina. Poso lo sguardo sul libro iniziato stamattina, vorrei tanto afferrarlo e in sua compagnia passare ore felici ma, ancora pensando a Csaba Della Zorza, lascio che l’accenno di un sorriso affiori sulle mie labbra e sempre sorridendo lavo, pulisco, rassetto.
Il tempo è scaduto, sforno la torta: anche stavolta l’aspetto non è pari alle aspettative! A questo punto ritengo non valga nemmeno la pena di passare alla glassatura e il sospetto che mi accompagna da giorni diviene certezza: lo spirito di Csaba non va d’accordo col mio. Mi arrendo. Prendo il libro, mi butto sul divano e affogo il dispiacere in un pezzo di cioccolato!

Epilogo: ho nostalgia dei lieti momenti in cui sfornavo i miei veloci e collaudati dolci casalinghi, beatamente consapevole che tra “Olivella e Mariarosa”, la prima perfettina, l’altra un poco pasticciona, io sarei sempre stata felicemente la seconda.
Bentornata Mariarosa!

#ognitantounracconto

5 pensieri riguardo “Olivella e Mariarosa

  1. Sempre un piacere leggerti, zia Vinny. Ma non mi hai invitato per il the delle cinque con torta sull’alzatina….. Giuditta

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