Le sedie di Cracovia

Piazza degli Eroi – Cracovia

All’aeroporto c’è Dario ad attenderci. Ci viene incontro con un sorriso gentile per accompagnarci, a bordo del suo taxi, al nostro B&B. Quando arriviamo a destinazione, Dario è ormai un amico. Il Kolory, dove alloggeremo, sorge vicinissimo al quartiere ebraico di Cracovia, un luogo strategico per visitare la città. Appena varcata la soglia, l’ambiente ci appare fiabesco: coloratissimi oggetti artigianali sono disseminati ovunque, pendono anche dal soffitto. Veniamo così introdotte alla magia di cui Cracovia è ricca e che impareremo a conoscere. I vicoli del quartiere ebraico ci vedono infatti ben presto turiste curiose. Entriamo nelle Sinagoghe e ci lasciamo catturare dal profumo della storia che si respira fra quelle mura. Anche il Cimitero Ebraico, visitato nel silenzio della sera con l’ultimo sole che occhieggia tra gli alberi, ci restituisce la magia di un’esperienza intima e profonda. Ma appena fuori ritroviamo quel gioioso miscuglio di persone e culture che contraddistingue il quartiere ebraico. Pieno di luci, di musica, di giovani, è un luogo che immediatamente entra nel cuore. Lo percorriamo entusiaste: ci sentiamo anche un po’ più giovani! L’alba del giorno dopo ci vede affacciate alla finestra ad osservare la piazza che inizia a riempirsi di bancarelle e di persone. Appena pronte usciamo. Più tardi realizzeremo lo scopo che ci ha spinte a questo viaggio in Polonia ma ora andremo alla scoperta di Cracovia e della sua città vecchia, la “Stare Miasto”. In poco tempo la raggiungiamo: il castello di Wawel in cima alla collina, via Kanonicza racchiusa dagli eleganti edifici, il Collegium Maius dove studiò Karol Wojtyla, la bella Piazza del Mercato in cui svetta la chiesa di Santa Maria. Dalle sue torri, al nostro ingresso in piazza, si alza festoso il suono dell’Heinal. Pare quasi un saluto rivolto a noi e ce lo godiamo tutto intero sedute al tavolino del Cafè Noworolsky, finchè giunge l’ora programmata per il Viaggio. Ci rechiamo di buon passo al punto di ritrovo con l’autobus. Dal finestrino osservo la strada e lo scorrere degli alberi rigogliosi che la fiancheggiano. Se non conoscessi la meta, penserei di essere diretta ad una ridente località di vacanza. Invece tra poco saremo ad Auschwitz-Birkenau. Entrare in quel luogo un po’ mi spaventa ma, da qualche anno vederlo con i miei occhi è diventata una necessità, lo sento un dovere. E varco il cancello. Cammino tra le baracche pensando a quante persone lì dentro hanno trovato la morte. Nei vari “blocchi” passiamo davanti ad oggetti e resti che erano dei deportati. Guardo impietrita al di là del vetro una montagna di capelli appartenuti a giovani donne, e vorrei non vedere. Sento la guida spiegare che sarebbero serviti per farne cappotti ai soldati e vorrei non ascoltare. Ma fingere che quel luogo non esista non si può: “ricordare gli orrori del passato perché non si ripetano”. È sera inoltrata quando finalmente torniamo nell’atmosfera festosa di Cracovia. Solo allora si scioglie il grumo rimasto nello stomaco e ci ricordiamo di non aver pranzato. Scegliamo un bel locale dall’aria un po’ retrò. I famosi Pierogi, un po’ di pane azzimo con il suo mix di salse, un piatto di humus con verdure e una golosa coppa di gelato ci riconciliano con il mondo. Le luci e l’aria fresca della sera, la musica di contrabbasso e sax, ci portano dolcemente verso la notte. Il giorno dopo è l’ultimo che trascorreremo qui. Una passeggiata mattutina ci mostra una città che lentamente riprende vita e percorrendo strade ormai note, arriviamo sulle rive della Vistola. La città vecchia è vicina e ci aspetta una meritata colazione: siamo due turiste golose oltre che curiose. Saliamo al castello per visitare la cattedrale e arrampicarci fino in cima alla torre campanaria: il sole splende su Cracovia! Di nuovo in cammino raggiungiamo la Piazza Degli Eroi. Qui la gioventù ebrea insorse contro i tedeschi. I giovani ribelli furono uccisi tutti. Resta però il loro gesto, compiuto “perché non si dicesse che la gioventù ebrea andò, come pecora, al macello”. Allineate sulla piazza ci sono delle sedie: sono installazioni che ricordano al mondo il dolore di uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare in fretta le loro case per andare incontro alla morte. E Cracovia continua ad entrarci nel cuore! Ma è tempo di lasciarla. Recuperati i bagagli, aspettiamo Dario sorseggiando una bibita al bar della piazza. Di fronte a noi il Kolory. La finestra della nostra camera ha le persiane chiuse.

Epilogo: 27 gennaio, giornata della memoria

#ognitantounracconto

2 pensieri riguardo “Le sedie di Cracovia

  1. Le tue calibrate parole sanno attenuare per un breve istante una triste pagina delle
    deportazioni.

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  2. Sono riuscita a leggere solo ora. Mi sembrava di essere lì con voi. Brava Vincenza! E… grazie. Giuditta

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