
A Procida succede che ogni anno nel mese di giugno sei scrittori sbarchino sull’isola in cerca di ispirazione per i loro racconti. E così, i primi giorni del mese, già forieri di un caldo prepotente che accompagnerà gran parte dell’estate, mi vedono in partenza – col gentil consorte – per unire il piacere del viaggio alla passione per i libri. Raggiunto il porto di Napoli sotto un sole che pare agosto, tra poco meno di un’ora arriveremo a Procida, un’isola “bella così senza farlo apposta”; diversa da Capri, elitaria e ricercata, da Ischia, turistica e famosa. Lei è più piccina, più vera.
Sono tanti i passeggeri che vi sbarcano oggi. Qualcuno lo ritroveremo ogni sera; siamo qui per lo stesso motivo: “Procida racconta” (Sei autori in cerca di un personaggio). Arrivati al porto scendiamo tutti dall’aliscafo e noi due, con coraggio, affrontiamo il sole allo Zenit attaccando la salita che conduce al nostro B&B in religioso silenzio: tattico il mio, non voglio dar adito a lamentele; pensieroso quello di mio marito: credo si sia già pentito di avermi accompagnato. Ci inoltriamo tra i vicoli stretti del centro storico.
Le moto e le auto degli isolani sfrecciano, sorpassano, viaggiano appaiati, si scambiano calorosi saluti, ignorano gioiosamente i turisti che, spaventati, cercano di mimetizzarsi con i muri delle case. Finalmente arriviamo alla meta. Vincenzo ci accoglie nel grande e spazioso giardino in cui ogni mattino ci verrà servita la golosa colazione procidana, della quale porto ancora il ricordo sul girovita. Confortati da una bibita fresca e salutati da un amabile venticello, avverto che il malumore del consorte si allenta. Arriverà pian piano a scomparire lasciando il posto a un sobrio entusiasmo al termine del viaggio. Inizia così il primo dei cinque giorni in giro per quest’isola di luce e di vento e di contraddizioni: Procida e le sue casette colorate, i suoi grandi casali, i giardini profumati, la natura incolta e un po’ selvaggia. Procida e gli alberi di limoni dai frutti grossi, gialli, succosi, lasciati a penzolare sui rami “perché son troppi”. Procida e le sue spiagge, il suo mare battuto dal vento, i mille colori. I suoi panorami improvvisi, belli da togliere il fiato. E poi, quando il giorno finisce e gli occhi sono ormai stanchi di guardare, arriva la sera che quietamente e con garbo chiama a raccolta la gente, anima la piazza sul porto, la trasforma in un palcoscenico. Appaiono i libri in file ordinate sui tavoli, arrivano gli autori. È il momento dell’ascolto. Le storie si intrecciano tra loro, le trame si dipanano e si svelano nella dolcezza del tramonto.
Procida e L’isola di Arturo.
Procida e Il Postino. Procida e i suoi abitanti. Sono loro, gli isolani, i protagonisti dell’ultima serata: ogni autore ha trovato il suo personaggio e ne ha tratto ispirazione per il racconto da scrivere in pochi giorni. E davanti al cielo e al mare, uniti nell’abbraccio della notte, i sei scrittori leggono ad alta voce. Narrano di vite meravigliose, complicate, bizzarre, piene d’amore. Le parole – così belle – attraversano il silenzio, entrano nel cuore di ognuno. Nutrono l’anima, fanno reali i sogni.
E Procida continua a raccontare.
Epilogo: ho fra le mani un nuovo libro, ha inizio il viaggio.

Bellissima iniziativa. Io non sono mai stata a Procida ma chissà magari un giorno la sirena approderà anche lí 😁
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Vincenza mi hai fatto sognare…
Rivedo Procida coi suoi colori e i suoi profumi…
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Vinceeeee!!!! Bellissimo il tuo racconto!! Poi, essendoci stata anche solo per un giorno, sono riuscita ad immaginare perfettamente il tutto. Grazieee! E… complimenti! Ma devi trovare il modo di sfruttare di più questo dono grande che hai. Ieri c’era il vangelo dei talenti. Medita!!!! Giuditta
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Sarebbe bello saperti fra i prossimi ” Procida racconta “. . .
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Sarebbe bello saperti fra i prossimi “Procida racconta”. . .
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Contagiose la tue parole che suscitano curiosità e desiderio di vivere questo evento . . .
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Mi ricordo una serie di Rai 1 ambientata a Procida! La ricordo così, come l’hai descritta. E già dissi di volerla visitare….
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