
Partii per New York tre giorni dopo il mio sessantesimo compleanno realizzando un desiderio che da parecchi anni si trovava nel mio elenco “Cose da fare prima che sia troppo tardi”. Partimmo in sei: tre madri e tre figlie, un piccolo gruppo tutto al femminile. Fu questo particolare a fare la differenza: le donne! Che si mettono in gioco, che si adattano, che sono curiose; che fanno di pochi giorni insieme un viaggio indimenticabile. Che sono madri e figlie ma che al bisogno sanno scambiarsi i ruoli in perfetta sinergia. Furono giorni strani quelli trascorsi a New York, giorni strani e bellissimi in una grande metropoli che cambia continuamente prospettiva, in cui tutto muta rapidamente: lo sfondo, la natura, l’umanità. Ci ritrovammo a guardare la città dall’alto del Top of the Rock, con lo sguardo puntato su torri altissime e grattaceli infiniti e qualche ora dopo, a Central Park, camminammo immerse in un’atmosfera bucolica, circondati da alberi frondosi, prati verdi e romantici laghetti. Nei giorni successivi, dalla Fifth Avenue a Times Square, da Broadway a Chinatown, incontrammo persone di ogni colore, razza e ceto sociale. Restammo immobili e silenziose davanti a Ground Zero; ci lasciammo trascinare dall’entusiasmo di un coro Gospel ad Harlem. Visitammo piene di meraviglia il MoMa; con il giallo traghetto che collega Manhattan a Staten Island, solcammo le acque scintillanti al sole della baia di New York. Poi attraversammo il ponte di Brooklyn avvolte dal rosa del tramonto. Infine la ciliegina sulla torta: una serata al Blue Note. In perfetto stile newyorkese sorseggiammo drink e ascoltammo musica Jazz. Dopo giorni segnati da un bel sole primaverile, il nostro viaggio nella Grande Mela finì tra scrosci di pioggia battente. Arrivammo in aeroporto con largo anticipo sulla partenza. Mi sentivo fiera e felice: avevo realizzato un sogno ed era stato più facile del previsto, la mia autostima aveva raggiunto un buon livello. Varcai quindi l’ingresso con passo sicuro e gagliardo. A un tratto eccolo, l’imprevisto! Mi aspettava dietro l’angolo sogghignante e irrispettoso: una scivolata sul pavimento bagnato di pioggia e finii a terra con un tonfo. Restai un attimo incredula. Poi mi resi conto con sollievo che gli unici a portare il segno della caduta erano i miei jeans bagnati e mi rialzai con grande disinvoltura. Gli applausi a scena aperta, i sorrisi delle amiche, l’abbraccio affettuoso di mia figlia: calò così il sipario su New York.
Epilogo: 23/28 marzo 2017 Spring in New York. 23/28 marzo 2023 Primavera a Civate
#ognitantounracconto
#madriefiglieanewyork
Un (nostro) bel ricordo 🥰
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