Mariadirè

Era la più allegra fra le sorelle della mamma. La più amata dai nipoti. Piccola di statura, con capelli e occhi neri, usava presentarsi dichiarando impettita “Io sono Mariadirè” orgogliosa del soprannome con cui veniva identificata la famiglia di provenienza. Trascorse buona parte della sua vita nella casa paterna insieme ad un fratello, formando – entrambi single – una coppia ben assortita. Lui amava il gioco delle bocce e leggeva l’Intrepido; a lei piaceva cantare e giocare a carte con le amiche, barando senza ritegno persino nei solitari.
Generosa di natura, distribuiva a piene mani cioccolato e caramelle per la gioia di tutti i nipoti; l’allegro sentimento andava scemando quando offriva cosce di pollo o fette di prosciutto. Ma, soprattutto, la zia non restava indifferente davanti ad una richiesta d’aiuto. Fu così che avvennero i due episodi più significativi della sua vita.
Il primo accadde la notte in cui la giovane figlia dei vicini avvertì i sintomi di un’infezione da tetano. L’anziano medico del paese, chiamato d’urgenza, decise di trasportarla con la sua auto in ospedale. Alla zia fu chiesto di accompagnarli. Non raggiunsero mai l’ospedale: durante il tragitto vennero coinvolti in un terribile incidente. La ragazza e il medico morirono all’istante, la zia riportò gravi ferite e si temette anche per la sua vita. Poi, lentamente, la sua salute migliorò. Uscì da quella tragica esperienza con parecchie cicatrici e la perdita dell’olfatto. Non perse però il suo ottimismo e il suo sguardo allegro sulla vita. Molti anni più tardi un altro imprevisto mise di nuovo la famiglia in allarme: la zia si era innamorata! Il prescelto era gentile, di bell’aspetto e con un buon lavoro. Ma due particolari disorientavano i fratelli e le sorelle: era molto più giovane di lei e, fatto ancor più preoccupante, era cieco! Aveva perso la vista a diciotto anni in seguito ad una caduta e, da allora, viveva in istituto. Vennero prospettate alla zia tutte le difficoltà a cui sarebbe andata incontro ma, nessuna obiezione sul futuro complicato che l’attendeva, scalfì la sua determinazione. Così, a cinquant’anni suonati, in un limpido giorno d’inizio estate, la zia Mariadirè scese da una Mini Minor verde pisello e si diresse sicura all’altare con cappellino e soprabito rosa: incarnava il perfetto stile regale che ben si addiceva al suo nome. La zia seppe costruire una famiglia accogliente e generosa, superando con tenacia ogni avversità. Naturalmente continuando a cantare e a giocare a carte. E sempre barando con disinvoltura.

Epilogo: con il matrimonio lo sposo acquistò il titolo di: Marito di Mariadirè.

#ognitantounracconto

2 pensieri riguardo “Mariadirè

  1. L’amore non ha limiti.

    brava Mariadire’ , una bella persona, anche una bella voce.

    leggo con piacere i tuoi racconti!

    (un po’ meno le parentesi )

    continua ciao

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