L’attesa

E. HOPPER. MATTINO A CAPE COD

L’auto corre sicura su strade ormai note. Ci riporta verso casa dopo due settimane trascorse in visita a parenti lontani. L’autista è pensieroso, ancora meno ciarliero che all’andata. È un amico di famiglia, gentile e premuroso. Anche lui ormai é di casa laggiù: ha una fidanzata da quelle parti, forse stará pensando a lei. A ogni sosta io e la mamma, come due amiche capricciose, ci contendiamo il sedile posteriore dell’auto. È per entrambe un posto ambito, ognuna ne fa il proprio rifugio. Ora è il mio turno. Dal finestrino osservo Il sole che, prima di lasciarci, accende l’orizzonte. Ci  fermiamo per la notte in un hotel vicino all’autostrada, poco prima della frontiera. Ha un aspetto gradevole: c’è persino un piccolo stagno con qualche ninfea. La camera è pulita e accogliente. Mi avvicino alla finestra, curiosa apro le tende: piccole raganelle verdi saltellano sul vetro puntando su di me le loro rotonde pupille. L’hotel perde immediatamente il suo fascino. Richiudo velocemente il pesante tendaggio ma i piccoli animaletti, con il loro gracidare, accompagneranno la mia notte insonne. Al sorgere del sole io e la mamma siamo già pronte alla partenza. Sedute sul letto sfatto facciamo un veloce ripasso di ogni cosa: portafoglio, regali, documenti. E soprattutto lei: la busta coi soldi. La mamma l’ha custodita con cura per tutto il viaggio. Ora conta velocemente le banconote. E’ soddisfatta, ci resta ancora un bel gruzzoletto. Scambiamo un sorriso d’intesa e, sottobraccio, ci avviamo al bar per la colazione.
Nel pomeriggio finalmente eccoci a casa. È l’ora di abbracci, baci, racconti. Poi, sazi di parole, ognuno torna alle proprie faccende. Restiamo sole, la mamma ed io, a riordinare i bagagli. Sistemate le valigie non resta che svuotare la borsetta. Avverto nella postura della mamma un repentino cambiamento. Scompare anche il sorriso che da stamattina illuminava il suo volto; con gesti veloci la vedo togliere ogni piccolo oggetto dalla borsa, la scuote con forza. Tutto inutile: la busta coi soldi é scomparsa. Restiamo immobili a guardarci.
Nei nostri occhi appare l’immagine della busta bianca abbandonata sul lenzuolo bianco.

Epilogo: dopo giorni e giorni colorati di grigio, in questo primo mattino di sole, nella cassetta della lettere c’è l’avviso di una raccomandata.
Che il proprietario dell’hotel ci abbia finalmente spedito i soldi come promesso al telefono? Aspetto con ansia la mamma. Che proprio oggi tarda a tornare!

8 marzo festa della donna. Alla mia mamma, indimenticabile compagna di avventure.

#ognitantounracconto



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